Quanto costa un sito web in Italia
Pubblicato · 2026
Le cifre che girano vanno da 500 a 15.000 euro per quella che sembra la stessa cosa. Non è un mercato impazzito: sono prodotti diversi. Qui trovi cosa cambia davvero fra le fasce, e le spese ricorrenti che quasi nessun preventivo indica.
Le quattro fasce, e cosa contengono davvero
I prezzi che seguono sono ordini di grandezza del mercato italiano per un sito vetrina di piccola impresa. Variano per città e per settore: servono a capire cosa aspettarsi, non a fare un preventivo.
- 500-1.500 €: template adattato, poche pagine, testi forniti da te. Funziona se hai già i contenuti e ti serve una presenza dignitosa.
- 1.500-4.000 €: progetto su misura leggero, testi rivisti, qualche integrazione. È la fascia più comune per una piccola impresa.
- 4.000-10.000 €: design originale, struttura su misura, contenuti scritti da professionisti, attenzione alla ricerca organica.
- Oltre 10.000 €: e-commerce veri, gestionali collegati, siti multilingua o con volumi importanti.
Cosa cambia davvero fra una fascia e l'altra
Non è la grafica: quella oggi è buona a ogni prezzo. Cambiano tre cose, e solo una si vede al primo sguardo.
La prima è chi scrive i testi. Nelle fasce basse li scrive il cliente — e quasi sempre non li scrive mai, ed è il motivo per cui tanti siti restano con il testo di esempio per anni.
La seconda è se qualcuno ha pensato a come ti troveranno. Un sito bello che nessuno cerca è un biglietto da visita digitale, non un canale di acquisizione.
La terza è cosa succede dopo la consegna: chi aggiorna, chi corregge, chi pubblica. Un sito senza questa risposta invecchia dal giorno uno.
Le voci ricorrenti che i preventivi non mostrano
Il costo di un sito non finisce alla consegna, e queste sono le voci che ritornano ogni anno.
- Dominio: 10-30 € l'anno.
- Hosting: da 50 a 300 € l'anno per un sito vetrina.
- Manutenzione e aggiornamenti: da 200 a 1.000 € l'anno, o il tuo tempo.
- Contenuti: la voce più pesante e la più ignorata, perché è ricorrente per sempre.
Il contesto italiano, con i numeri
Istat, per il 2024, rileva che il 20,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha venduto online, in crescita dal 19,1% dell'anno precedente. Fra le PMI da 10 a 249 addetti la quota è del 14,7%.
Fra chi vende via web, il 78,8% usa il proprio sito o quello del gruppo, mentre il 60,4% passa da piattaforme di intermediazione: il sito proprio resta il canale prevalente, non un'alternativa marginale.
Tradotto per chi sta decidendo: il sito è ancora il posto dove la maggior parte delle vendite digitali passa, e la scelta non è se farlo ma quanta parte del budget lasciare per farlo vivere dopo.
Quanto lasciare per dopo
La regola pratica che funziona meglio: se hai 5.000 euro, non spenderli tutti nel sito. Spendine tre nel sito e due nei dodici mesi successivi, fra contenuti e aggiornamenti.
Un sito da 3.000 euro che pubblica ogni settimana batte un sito da 5.000 che resta identico per due anni. Non per una questione estetica: perché il primo accumula pagine che rispondono a ricerche, e il secondo no.
Domande frequenti
›Un sito fatto con un template è peggio?
No, se i contenuti sono buoni. Google valuta l'utilità della pagina, non l'originalità del tema grafico. Il template diventa un problema quando porta con sé testi generici.
›Meglio pagare una tantum o un canone mensile?
Dipende da cosa include il canone. Se include aggiornamenti e contenuti nuovi, spesso conviene: risolve il problema del sito che invecchia. Se include solo l'hosting, è un hosting caro.
›Quanto costa mantenere un sito ogni anno?
Le voci fisse (dominio e hosting) stanno fra 60 e 330 euro l'anno per un sito vetrina. Manutenzione e contenuti sono la parte variabile, e la più importante.
Fonti
- Istat Imprese e ICT — anno 2024 (vendite online e canali usati)
- Google Search Central Creating helpful, reliable, people-first content