Torna alla home

Come creare un blog aziendale in 5 passi

Pubblicato · 2026

Cinque passi in ordine, quello che serve a ciascuno e quanto tempo costa davvero. Alla fine hai un blog che pubblica, non un blog che esiste — che è la differenza tra il 3% delle pagine che riceve visite da Google e il resto.

1. Scegli dove vive il blog (dieci minuti, non tre riunioni)

Sottodominio (blog.tuosito.it) o sottocartella (tuosito.it/blog). Se il sito è tuo e sai metterci mano, la sottocartella va benissimo. Se il sito l'ha fatto qualcun altro e toccarlo è un rischio, il sottodominio ti evita il problema.

Quello che conta per Google è un altro paio di cose, e sono scritte nella sua documentazione: che le pagine siano raggiungibili da un link, che siano fatte di testo e non solo di immagini, e che nulla ne blocchi l'accesso. Tra i cinque motivi per cui un sito non viene indicizzato, Google elenca proprio l'assenza di link in entrata e i problemi di scansione.

2. Scrivi dieci titoli prima di scrivere il primo articolo

È il passo che quasi tutti saltano ed è quello che decide se il blog sopravvive. Dieci titoli sul tavolo significano dieci settimane in cui non devi chiederti di cosa parlare — e il momento in cui te lo chiedi è il momento in cui non pubblichi.

Prendili dalle domande dei clienti, non dalla fantasia. «Quanto costa», «come scegliere», «quanto dura», «cosa fare se» sono gli inizi di frase che la gente digita davvero.

  • Apri le ultime venti email di richiesta: le domande che si ripetono sono i primi venti articoli.
  • Metti la città nel titolo se lavori su una zona: «a Roma» toglie il 90% della concorrenza.
  • Un titolo = una domanda. Due domande in un titolo diventano due articoli.

3. Decidi una frequenza che reggi anche a dicembre

Dicembre è il mese in cui i buoni propositi editoriali muoiono. Scegli la frequenza pensando al mese peggiore dell'anno, non a quello in cui sei motivato.

Un articolo a settimana è un ottimo ritmo e in un anno fa cinquantadue pagine. Tre a settimana ha senso solo se la scrittura non pesa sulle tue giornate: in quel caso il vantaggio è reale, perché la soglia dei venti-trenta articoli si raggiunge in due mesi invece che in sei.

4. Dai a ogni articolo la stessa struttura

Una domanda nel titolo, la risposta nei primi due paragrafi, il resto che approfondisce, un invito chiaro alla fine. Non è una moda: la guida di Google all'ottimizzazione per le esperienze AI chiede esplicitamente pagine «organizzate con una struttura chiara, con titoli e sezioni», perché è ciò che le rende leggibili e citabili.

La stessa guida sgombera il campo da due miti: non serve nessun file speciale come llms.txt, e non servono dati strutturati particolari per comparire nelle risposte AI. Servono contenuti originali, con un punto di vista, e un sito che si possa scansionare.

  • Titolo con la domanda reale, città inclusa se il lavoro è locale.
  • Risposta nei primi 300 caratteri: chi legge decide lì se resta.
  • Sottotitoli leggibili in scansione, non frasi a effetto.
  • Una call to action che dica cosa fare adesso.

5. Guarda un solo numero per i primi tre mesi

Le impressioni su Search Console, non i clic. Le impressioni dicono se Google ha capito di cosa parli; i clic arrivano dopo, quando le posizioni salgono abbastanza da essere viste.

E datti il tempo giusto: Google avverte che «possono volerci alcune settimane» solo perché un sito nuovo venga notato. I dati di Ahrefs sui tempi di posizionamento dicono il resto — il 72,9% delle pagine in prima pagina ha più di tre anni. Tre mesi è il minimo onesto prima di giudicare qualcosa.

Domande frequenti

Serve WordPress per avere un blog aziendale?

No. WordPress va bene se il sito è già lì, ma un blog su sottodominio si pubblica senza installare niente e senza toccare il sito esistente.

Quanti articoli servono prima di vedere qualcosa?

Sotto i dieci non succede quasi niente. Tra i venti e i trenta le ricerche più specifiche cominciano a muoversi, di solito dopo 60-90 giorni di pubblicazione regolare.

Devo inviare la sitemap a Google?

Sì, ma senza aspettarsi miracoli: nella documentazione di Google l'invio serve a segnalare gli URL più importanti perché vengano scansionati e «potenzialmente indicizzati». È una richiesta, non una garanzia.

Fonti

  1. Google Search Central Come far comparire il tuo sito su Google (motivi di mancata indicizzazione)
  2. Google Search Central Guida all'ottimizzazione per l'AI generativa in Google Search
  3. Ahrefs How Long Does It Take to Rank on Google?

Continua a leggere